Dedicato alla memoria di Yoshinobu Nishizaki


Yamato Battaglia Finale: Tra Scienza, Teorie e Miti













Le bozze mostrate nella pagina precedente non furono certamente le uniche realizzate per la scena d'amore tra Kodai e Yuki, parte di esse, poi scartate  (foto in basso) dovevano svolgersi tra le acque, quelle che da Acquarius portarono la vita sulla Terra.
Con questa visione si intendeva sottolineare il concetto della vita, che continua e ritorna a fiorire ancora oggi attraverso l’unione tra due esseri umani.
Nishizaki intendeva raccontare questo magnifico avvenimento, che è la nascita della vita, proprio attraverso le splendide immagini di questa pellicola, perchè un film può essere molto di più di una semplice forma di intrattenimento, può essere anche il mezzo più adatto per raccontare e comprendere meglio ciò che ci circonda, ma per fare questo è obbligatorio trovare un buon tema su cui svilupparlo.
Questa volta Nishizaki aveva voluto sviluppare il tema della vita nella sua complessità cercandolo fino alla sua origine e aveva scelto di farlo nel modo più bello; non a parole, ma attraverso la pura arte delle immagini.






L'Origine della Vita.







L'origine della vita sulla Terra è un tema universale, infinito da trattare, la sua origine è pressapoco databile entro un periodo compreso tra i 4,4 miliardi di anni fa, (quando cioè l'acqua allo stato liquido comparve sulla superficie terrestre), e i 2,7 miliardi di anni fa. Il concetto di origine della vita è stato trattato fin dall'antichità nell'ambito di diverse religioni e nella filosofia; con lo svilupparsi di modelli scientifici spesso in contrasto con quanto letteralmente affermato nei testi sacri delle religioni, l'origine della vita è diventato tema di dibattito tra scienza e fede.

La ricostruzione della storia della vita presenta ancora molti interrogativi, concernenti soprattutto la loro provenienza esatta. I composti organici sono relativamente comuni nello spazio, specialmente al di fuori del sistema solare, dove i composti volatili non evaporano per effetto del calore solare.
Le comete (o il pianeta composto di acqua presentato in questo film) sono rivestite da strati esterni in materiale scuro, ritenuto essere simile al catrame composto di materiale organico complesso formato da semplici composti del carbonio andati incontro a reazioni dovute soprattutto all'irraggiamento da parte degli ultravioletti.
Si può supporre che una pioggia di materiale dalle comete possa aver portato sulla Terra quantità significative di tali complessi organici.
L'impatto di tale materiale nelle comete con la superficie terrestre potrebbe aver rilasciato una gran quantità di complessi organici, infatti, in alcuni frammenti analizzati, sono state ritrovate tracce di ammine e molecole di carbonio, che costituiscono la struttura di base delle grandi molecole come il Dna, che a sua volta contiene il codice genetico ed è elemento fondante della vita e ipotizzando che materiale simile a questo sia caduto sulla Terra e abbia trovato le condizioni giuste per evolversi, è possibile, secondo gli scienziati, che abbia portato alla formazione della vita.

Script inedito della scena finale tra Kodai e Yuki

La Regina Acquarius "incarna" il Nous
divino di Battaglia Finale
Nel film Battaglia Finale è ponderata anche una possibile differente teoria a quella della formazione naturale, la stessa elaborata da Anassagora, secondo cui la vita sulla Terra si sarebbe sviluppata in seguito allo sviluppo di "semi" presenti in tutto l'Universo, armonizzati da un Nous, una sorta di intelligenza divina che non si mescola alla materia, ma la domina e la dirige dal di fuori, creando dal caos originale, un cosmo nel quale si dispiegano la bellezza e l’ordine della natura. Esso prelude in un certo senso al demiurgo di Platone e al motore immobile di  Aristotele.                                       
Il Nous è il divino (rappresentato nel film dalla Regina Acquarius) che pensa perennemente a se stesso, e così "pensandosi" si autogoverna e involontariamente governa anche il mondo. Stando ai frammenti che Anassagora ci ha lasciato, possiamo dire che è puro perché al contrario delle altre cose non ha mescolanza con altri semi, che è esterno alla materia, che è ordinatore del mondo e che immette lo spirito nella materia che ha creato.
Sulla sua natura si è dibattuto e si dibatte.
Per alcuni esso è essenza materiale anche se “sottile” (espressione utilizzata dallo stesso Anassagora) e incorruttibile. Per altri, essendo spirito, è immateriale.
Tale ipotesi è stata ripresa nell'Ottocento e prende il nome di panspermia.
Secondo Platone, il mondo visibile sarebbe opera del Demiurgo, una sorta di divinità che avrebbe traslato il mondo perfetto delle idee nel mondo terreno imperfetto.
Diversa invece la concezione aristotelica: secondo Aristotele, infatti, essendo Dio puro pensiero e immutabile, non può creare il mondo, che è anch'esso eterno. Come riporta Cicerone (Tuscolane, 15, 42): «il mondo non ha mai avuto origine, poiché non vi è stato alcun inizio, per il sopravvenire di una nuova decisione, di un'opera così eccellente.








Similitudini tra il film e le civiltà passate, tra Teorie e Miti.







Oltre al dilemma della nascita della vita sulla Terra, il film ci introduce in elementi che spaziano dai miti delle civiltà perdute, a quella del Diluvio Universale, sino ad arrivare alla corrente del pensiero Teosofico e alle teorie e alle scoperte di molti studiosi contemporanei come il prof. Sitchin.
Zecharia Sitchin ricercatore russo scomparso lo scorso anno, era uno dei rarissimi studiosi del nostro tempo in grado di tradurre le scritture cuneiformi lasciate dagli antichi Sumeri.
Sitchin fonda le sue convinzioni partendo da un remoto passato.

Circa 450 mila anni fa una razza di esseri proveniente da un pianeta lontano, “Nibiru”, pose piede sulla Terra colonizzandola e dando inizio ad esperimenti di biogenetica che diedero poi vita alla civiltà dell’attuale razza umana.
Le similitudini con il film di Yamato non sono limitate esclusivamente alla sola presenza di Nibiru che ogni 3.600 anni, dopo aver compiuto il suo giro intorno al sole, ritorna in prossimità della Terra causando sconvolgimenti alla superficie del nostro pianeta, ma si rifà anche alle teorie del professor Sitchin anche in altri due punti:
1) In una delle tavolette babilonesi, (anche se sarebbe più corretto attribuirle ai Sumeri), che il dottor Sado mostra al generale Todo (una tavoletta su alcune migliaia realmente ritrovate) si fa riferimento ad un pianeta errante che ogni 3000 anni ritorna in prossimità della Terra, lo stesso Kodai, poi, dal centro della galassia, avvalora le scritture sull’argilla annunciando proprio al generale Todo l’arrivo di questo pianeta entro quella data.
2) Questa strana relazione con il Pianeta 12 è resa ancor più curiosa dal fatto che Acquarius e Nibiru siano accumunati da altre similitudini. Nibiru infatti significa: “il pianeta che attraversa” e l'altra analogia è che embedue ritornano in prossimità della Terra ogni 3000/3600 anni.

nota. La teoria dell'esistenza di un pianeta errante formato completamente di acqua non sembra però appartenere solo al mondo della fantascinza o della fiction in generale, ciò che in Yamato Battaglia Finale è stato frettolosamente liquidato come semplice teoria, è stato invece rivalutato dagli scenziati proprio nei giorni di Luglio 2011 quando hanno scoperto un' enorme nuvola di vapore acqueo che fluttua intorno a un buco nero nell'universo. La massa d'acqua sarebbe gigantesca, ed è posizionata ben oltre 10 miliardi di anni luce di distanza dalla Terra, situata nelle regioni centrali di un lontanissimo quasar, essa conterebbe più di 140 miliardi di volte la quantità di acqua presente negli oceani della Terra.
Il quasar in cui si trova il gigantesco serbatoio d'acqua è a circa 12 miliardi di anni, formatosi solo 1,6 miliardi anni dopo il Big Bang.

Tornando invece alla fiction, a parlarci dei catastrofici effetti di Acquarius-Nibiru, è lo stesso imperatore Lugal, quando nel film afferma che nel momento in cui Acquarius (o Nibiru) ripassò accanto alla Terra, causò il repentino sciogliersi dell’immensa quantità di ghiaccio accumulatasi sull'Artide durante l'ultima glaciazione e che scivolando nell'Oceano scatenò un maremoto gigantesco divenuto nella tradizione, appunto, il Diluvio Universale.
Questo ci porta a trovare altre similitudini, sia con le teorie di Sitchin, sia con quelle della Teosofia, infatti, questa corrente di pensiero afferma che gli spaziali presenti allora sulla Terra nell anno 10.048 a.C decisero di abbandonare il pianeta a causa di un cataclisma che presto avrebbe avvolto il mondo e purtroppo qualcosa di terribile stava per accadere davvero.
La tecnologia degli Annunaki, stirpe di spaziali insediatasi sulla Terra in Mesopotamia e che diede inizio alla civiltà Sumera (e di cui il dottor Sado mostra le tracce della loro presenza su alcune tavolette di argilla), aveva previsto la catastrofe; l'ordine fu di abbandonare la Terra, i Nefilim o Annunaki, (nel film potremmo  tranquillamente rapportarli ai Dunghilliani), ospitarono alcuni esemplari dei terrestri della stirpe di Ziusudra (Noè) nelle loro arche, una scena mostrata anche nel film. (foto sotto)

Il disco volante giunto da Dunghil durante il Diluvio.
Molto forte in questo film, è il richiamo con
le discipline della società Teosofica e della New Age
Lugal infatti afferma che durante il cataclisma, giunse da Dinguil un disco volante, che discendendo sulla Terra portò via con se quanti più esseri umani possibili, quelli che in seguito mischiatisi con la popolzione originaria di Dinguil, avrebbero formato una nuova colonia di esseri umani.
Gli esseri umani abbandonati sulla Terra avrebbero, dopo il diluvio, ripopolato il pianeta. Conclusa la missione di salvataggio, i Teosofici Nefilim o Annunaki (Dunghilliani nel film) lasciarono la Terra. L'asse terrestre intanto si spostava di alcuni gradi, provocando lo scioglimento del resto dei ghiacci polari e la conseguente 'inondazione' si estese in tutto il pianeta. Gli spaziali sulla Terra si salvarono nelle gallerie sotterranee; quando ne uscirono, furono considerati Dèi dagli sparuti gruppi di superstiti.
Nel frattempo, alcune operazioni di biogenetica furono compiute sui terrestri affrettando la loro evoluzione (è la Genesi biblica), da queste sottorazze ominidi, i Nefilim o gli Elohim, crearono l’attuale razza umana.
Che gli alieni e i terrestri abbiano origini comuni, il film ce lo dimostra anche attraverso la rappresentazione dall’architettura delle costruzioni; molto simili in entrambe le civiltà, ne è un esempio la Ziguratt di Uruk dove Lugal: imperatore e indiscusso leader religioso, officia le cerimonie rituali e dalla quale scruta i corpi celesti al fine di trarne auspici e profezie.

La Ziggurat del satellite Uruk è una copia fedelissima
della Torre di Babele della Mesopotamia antica
La Ziggurat di Babilonia, così come quella del film è chiamata ‘la Casa del fondamento del Cielo e della Terra (l’Etemenanki), ed era alta (pressappoco come quella del film) di più di 90 metri, aveva 7 livelli e sulla cima un piccolo tempio dove dimorava permanentemente il dio della città: Marduk.(che nel film è rappresentato dalla statua di un gigante dalle orecchie appuntite e dalle ali demoniache).
 Queste torri mesopotamiche (fra quelle, questa era la più alta di tutte), sarebbero una rappresentazione della montagna verso il sacro verso Dio o verso gli dei spaziali) e si irradiava completamente sul sito di Babilonia, perché era visibile da tutte le parte della città.
Quest versione più "fantscientifica" del ruolo della Ziggurat del continente, ci riporta inevitabilmente a parlare di un'altra teoria di Sitchin, quella di un uso diverso da quello reigioso. In questo caso, la funzione della Zigurat del continente Uruk, così come la torre di Babele sulla Terra, oltre che rivestire il ruolo di luogo di culto religioso, era usata anche come pista di decollo e di atterraggio per navi spaziali.
Chi ha buona memoria ricorderà che la nave a disco di Lugal, la stessa leggendaria Arca di Noè che 18.000 anni fa aveva salvato gli abitanti della Terra dal diluvio, fuoriesce dal tempio in rovina: ecco dunque che le similitudini tra la storia del passato terrestre e quella del film collimano sorprendentemente.
Più semplicemente, la guerra tra la Yamato e Lugal potrebbe essere paragonata benissimo a quella avvenuta in tempi antichissimi tra i due dei Annunaki: Enki e suo fratello Enlil, entrambi dotati di una forza tecnologica spaziale, si affrontano per decidere del destino del genere umano.
La Ziggurat era costruita nel recinto sacro (lo stesso Lugal parla addirittura di unità di combattimento di superficie nel recinto sacro del tempio).
Questo grande rettangolo di mura gigantesche era circondato di strutture e di porte, fra quelle la più famosa è la porta santa che apre sul viale processionale (lo stesso in cui Wildstar/Kodai fa irruzione verso la fine del film).

La porta santa del tempio di Lugal
Questa porta era aperta soltanto per occasioni speciali, fra quelle il passaggio della processione solenne di Marduk.
Ma le similitudini tra il film e la civiltà babilonese non si fermano qui: il nome del continente vagante di Lugal “Uruk” si ricollega ad un'antica città babilonese (la sumerica Unug, la biblica Erech, la greca Orchoë e l'araba وركاء, l'odierna Warka) un'antica città dei Sumeri e successivamente dei Babilonesi, situata nella Mesopotamia meridionale.
Il sito di Uruk fu occupato per almeno 5.000 anni, dal tardo periodo di Ubaid (4000 a.C.) fino all'inizio del III secolo a.C. Alla fine del IV millennio a.C. era uno dei più grandi insediamenti urbani della Mesopotamia, se non del mondo.
Agli inizi del III millennio a.C. la città, sotto la terza dinastia di Uruk, estese la sua egemonia sulla Babilonia e divenne un grande centro di culto del dio Anu e in generale uno dei maggiori centri religiosi del regno.
Nel quinto film di Yamato, il continente vagante di Uruk potrebbe benissimo paragonarsi alla città viaggiante degli dèi. Anche il nome dell'imperatore Lugal non è stato scelto a caso: nella mitologia babilonese questo sarebbe stato uno dei nomi attribuito al figlio di Gilgamesh ovvero Ur Nungal o Ur Lugal, che significa appunto Re delle terre di Ur, in ebraio: Arphaxad, che significa Ur di Babilonia.
Nella storia babilonese Il Lugal (o lu-gal) è il titolo riservato ai re delle città-stato sumere, che solitamente si reggevano su una ierocrazia. In lingua sumera significa grande uomo.
A Lugal erano attribuiti anche le prerogative di en o patesi (sommo sacerdote della divinità) e isakku (amministratore delle terre).
Il primo ad usare questo titolo fu Mesalim di Kish, sostituendo l'antico ensi. Lugal, originariamente, indicava semplicemente un giovane di particolari qualità che proveniva da una ricca famiglia di proprietari terrieri.
I nomi di molti re sumeri sono stati mutuati dal loro titolo. Tra questi, gli esempi più famosi sono Lugal-Banda di Uruk, Lugal-kinishe-dudu di Uruk e Ur, Lugal-Sha-Gen-Sur di Lagash, Lugal-Zaggisi di Umma. A capo degli ittiti vi fu un re, PU-LUGAL-ma, il cui nome usa il titolo sumero.











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