Dedicato alla memoria di Yoshinobu Nishizaki

Il Restyling di Battaglia Finale













E’ risaputo che dopo aver fatto le cose di fretta, si prende il tempo necessario per fermarsi a riflettere, guardarsi intorno, e se il caso, riprendere in mano ciò che si è realizzato e tentare di migliorarlo.
Un vecchio proverbio (..italiano immagino, ma che vale anche per i giapponesi) afferma che la gatta frettolosa fa i gattini ciechi.
Nel caso di Battaglia Finale, è Nishizaki ad aver fatto la parte della gatta frettolosa.
Il suo tanto voler correre per cercare disperatamente di rispettare il termine del 19 marzo, doveva inevitabilmente aver deluso molte delle aspettative che si era prefissato di realizzare.
Non era colpa di nessuno dello staff se Kanketsu hen aveva visto la luce solo 3 mesi dopo il concepimento definitivo della sua sceneggiatura.
Ora per Nishizaki era tempo di porre rimedio a questo parto prematuro e cercare in ogni modo possibile di abbellire la sua creatura nata tanto frettolosamente.
Alla fine, aveva fatto quello che voleva, si era preso il tempo che gli era servito, ed era riuscito, pur con una certa dose di tirannia, a consegnare la pellicola per la data prevista, quello che rimpiangeva di più, data la limitata quantità di tempo di produzione, era di non aver dato al film il 100 per cento della cura necessaria.
Lui stesso avrebbe più tardi ammesso che se avesse avuto due/tre mesi di tempo in più a disposizione, avrebbe certamente ottenuto un risultato migliore.
Pur apparendo qualitativamente di alto livello, era chiaro agli occhi del produttore e dello staff, che la prima versione di Kanketsu hen (che sarebbe uscita in VHS in 35 mm) si proponeva come una pellicola decisamente troppo buia, oltremodo oppressiva e con dei colori indiscutibilmente troppo freddi.
Nelle intenzioni del produttore c’era stato sin dall'inizio il progetto di regalare al pubblico un film che trasmettesse calore, armonia e lucentezza, ma nelle settimane della sua permanenza nelle 30 sale cinematografiche del Paese, Battaglia Finale pareva tutto all’infuori di un lungometraggio che trasmettesse armonia.
Di questo Nishizaki ne era perfettamente conscio e il pensiero di aver regalato al suo pubblico un lavoro che non rispondeva pienamente alla sua visione, doveva di certo averlo tormentato per parecchi giorni, inoltre va considerata una certa dose di orgoglio personale da difendere, dopo 2 anni di annunci, di conferenze, di incontri e anticipazioni, davvero non sembrava il caso di annoverare negli annali della saga, un film che si sapeva essere stato realizzato di fretta.
Tuttavia Nishizaki aspetta a muoversi; aspetta che il film venga ritirato dalle sale e aspetta ancora dopo l’uscita in VHS. Ci domandiamo quante e quante volte il produttore possa aver rivisto questo film prima di decidersi a migliorarlo. Quante volte si sarà chiesto: "è sufficiente questo per esprimere tutto? È questo il massimo?" Anche se è quasi impossibile per un produttore essere pienamente soddisfatto del lavoro presentato al pubblico, vi è sempre un margine di dubbio o di insofferenza, indipendentemente da quante revisioni siano state fatte, e lui era soddisfatto solo in una certa misura del lavoro e dell'organizzazione della storia.

Immagine di Yuki dal SuperDeluxe di Battaglia Finale
edito dalla Westcape
In un certo qual modo Nishizaki era riuscito a concretizzare quello a cui aspirava sin dall’inizio: creare un anime che si staccasse definitivamente dal marchio dei Terebi-manga. 
Con Final Yamato voleva concretizzare questo suo desiderio fino in fondo, non voleva solo esprimere amore o romanticismo in questo film, ma voleva andare oltre, raccontando qualcosa di più profondo e di più intenso.
Fino a quel momento la fascia di mercato di riferimento di Uchuu Senkan Yamato era per una fascia di età che variava tra i 13 e i 15 anni, ma questa volta voleva rivolgersi anche un pubblico più adulto e per farlo era indispensabile portare la storia ad un livello più alto, più drammatico e maturo intensificando gli eventi portando i caratteri della sceneggiatura ad un livello emozionale massimo.
Per prima cosa occorre considerare, che com’era all'inizio del 1983, a Battaglia Finale non sarebbe bastato solamente essere rivisto in parte, ma andava semplicemente rifatto: minuti e minuti di animazione andavano interamente ridisegnati e ripuliti, vi erano intere sequenze che andavano corrette: ogni sfondo della pellicola aveva bisogno di essere ripreso dagli animatori per essere migliorato o sostituito.
In questo film ci sono 1800 singole scene e Nishizaki contava di sostituirne almeno 200 a cui avrebbe aggiunto anche le altre scartate all’inizio.
A questo punto il lavoro ha inizio:
La fluidità della storia venne migliorata con l'introduzione di alcune scene all'inizio del film che risultò così più comprensibile, venne inserita una nuova scena dei fratelli Shima, un momento molto commovente che avrebbe aumentato il dramma della morte eroica di Daisuke (Mark Venture).
Infine, la sequenza finale del film era stata modificata per dare una più profonda impressione, e per concludere, si voleva migliorare ulteriormente la scena d'amore tra Kodai e Yuki.
Dal momento che Battaglia Finale andava smantellato, si affacciava l’idea di tentare la via dei 70 mm.
Il super produttore vede lontano e sa che quel formato rappresenta il futuro delle sale cinematografiche, quindi per fare di Yamato Battaglia Finale, un film che rimanesse nella storia, si poteva, (oltre ad averne fatto il film più lungo nella storia dell’animazione giapponese), incrementare ulteriormente la sua leggenda ricordandolo come il primo film ad uscire in home video (e nuovamente nelle sale all'occorrenza..) nel rivoluzionario formato di 70 mm con 4 o addirittura 6 canali stereo.
Nishizaki era consapevole che produrre un formato 70 mm per i cinema giapponesi era ancora prematuro agli inizi degli anni 80, infatti a quel tempo vi erano solo 20 teatri in Giappone che disponevano di apparecchiature con schermo e impianti audio appropriati. Questa difficoltà però non l’aveva scoraggiato, lui sapeva bene che le strutture e gli impianti dei cinema non restano ferme a lungo e che prima o poi i tempi sono destinati a cambiare: giocare d’anticipo, quindi, significava guadagnarsi il rispetto e la stima del pubblico, cose che per un produttore significano una grande soddisfazione personale.
Produrre un lungometraggio per il grande schermo in 70 mm era stato da sempre il suo sogno; la pellicola 70mm, infatti, al contrario di quella standard da 35 mm allora comunemente usata, occupa 8 perforazioni in altezza con un'area di 1728 mm2 (36 x 48 mm) in questo modo la qualità delle immagini viene migliorata di ben 6 volte rispetto alle proiezioni che vengono effettuate con una normale pellicola 35mm.
Anche l'audio sarebbe stato all'altezza del nuovo formato, perché avrebbe contenuto in sè anche le sei piste magnetiche della colonna sonora stereofonica (oggi si direbbe multicanale, ma si tenga presente che nel cinema, con stereofonia si è sempre indicata, fin dalla sua introduzione, una registrazione-riproduzione multicanale).
Le piste magnetiche erano collocate a destra e a sinistra dei fotogrammi, sia fra i fotogrammi e le perforazioni, sia all'esterno delle perforazioni. Cinque delle sei piste erano assegnate a canali frontali, mentre la sesta a un canale surround.
Se Nishizaki voleva attuare i suoi progetti non doveva perdere altro tempo, quindi, dal momento che Kanketsuhen sarebbe tornato alla produzione per il restyling, tanto valeva fare le cose per bene e definitivamente.
Nishizaki voleva dimostrare che l’animazione si poteva portare oltre la soglia dei 16/35 mm fino a 70 mm, ma per dimostrare tutto questo, era imperativo eseguire il lavoro con la dovuta calma e con l’impiego di un certo capitale: allora il super produttore parlò di una spesa che oscillava tra i 20/30 milioni di yen, un budget, che a suo dire, alla fine fu comunque rispettato nonostante l’impiego di mezzi moderni e rivoluzionari (per l'epoca)come lo scanimate che in questo caso venne impiegato per i migliore i diversi effetti di illuminazione e per la distinzione dei diversi tipi di fasci di energia, un lavoro che fu apportato (ed è evidente se si confrontano le due versioni) per due dei colori dei missili iper radioattivi.

nota. La tecnica “Scanimate” è il nome di un sistema di animazione analogico sviluppata dalla fine degli anni 1960 ai primi anni 80. I sistemi Scanimate sono stati molto utilizzati per la produzione di gran parte delle animazioni-video viste in televisione tra gli anni 1970 e 1980, nelle pubblicità, nelle promozioni, e nello spettacolo.
Uno dei vantaggi del sistema Scanimate, (prima dell’avvento dei moderni pc), è stata la capacità di creare animazioni in tempo reale. Il funzionamento di questa tecnica è semplice e consente di ricreare delle animazioni su un comune foglio di carta molto realistiche.
Il principio si basa su due livelli: un’immagine di sfondo (una figura nera con scanalature su sfondo bianco) e un foglio con strisce nere, denominate anche linee di scansione. Per animare e dare forma all’oggetto, è sufficiente far scorrere sopra il foglio trasparente con le strisce nere in modo che vada a coprire di volta in volta solo alcune zone dell’immagine di sfondo. Tutto questo crea una illusione ottica davvero bella da vedere.
E’ interessante vedere come l’animazione e la velocità della stessa dipende esclusivamente dalla scelta degli animatori, che possono stabilire secondo l'occorrenza, il tempo che si vuole impiegare per far scorrere il foglio.
Un'altra tecnica denominata kineko, venne utilizzata per rappresentare un morbido effetto atmosferico. Questo contribuì a rendere le immagini più realistiche, inoltre, venne impiegata una tecnica di solarizzazione per le scene del fascio di neutrini, molto evidente nella metà del film, quando la Yamato tenta di sottrarsi al colpo sparato dal satellite Uruk (n.d.a.. forse solarizzata un pò troppo ).
Nishizaki impiega tre mesi per ristrutturare il film (un lavoro e una spesa che si sarebbe potuto risparmiare se non avesse dormito così tanto sulla sceneggiatura)

Immagine dal SuperDeluxe di Battaglia Finale
edito dalla Westcape
Le scene finali tra Kodai e Yuki furono lasciate alla fine. Il piano iniziale per questa scena era che i due, dopo essere diventati uno (..concetto superfluo da spiegare..) sarebbero scomparsi nello spazio, mentre il mondo della Regina Acqaurius li avrebbe accolti in dissolvenza.
Tuttavia l'idea non aveva soddisfatto nessuno e venne scartata. 
Ecco ciò che Nishizaki voleva veramente fare: (la sequenza mostrata a sinistra) Kodai sussurra qualcosa a Yuki, lei si avvicina leggermente a lui e lo bacia. L'inquadratura chiave di quella scena, sarebbe stato di riprendere un primo piano del volto di Yuki che mostra la sua decisione, (chiaro a quale decisione si riferisse Nishizaki no?) ma non avendo potuto ottenere un'espressione del viso che rendesse appieno l’idea dei sentimenti della ragazza, anche questa scena venne abbandonata, il resto della sequenza che avrebbe concluso la scena si commenta da sè, inutile aggiungere altro.
Il rodovetro a destra è una vera rarità ( o meglio..lo era, dal momento che poi è stato inserito insieme a moltissimi altri rodovetri nel sito francese dedicato ai cel e alle bozze dedicati ai lavori di Leiji Matsumoto..  http://leijistudio.free.fr/museum/index.php?cat=8) perché non fu mai inserito nel finale alternativo, lasciando quindi la scena finale più soft di come lo si era immaginato all’inizio.

nota.Se può interessare, furono disegnate altre sequenze della scena del nudo di Yuki, alcune di queste sono poi state pubblicate nel 1984 su alcune riviste di animazione dell'epoca, altre le potete trovare cliccando sul link sopraindicato, mentre un pò più rare (ma comunque in mio possesso) sono le stupende bozze che Shinya Takahashi realizzò per quella scena, alcune di esse sono presenti nell'Hardcover di Battaglia Finale edito dalla Westcape.
Alla prossima!





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