Dedicato alla memoria di Yoshinobu Nishizaki

Addio a Yoshinobu Nishizaki











foto di Nishizaki del 2009
Apro in anticipo di qualche giorno l’aggiornamento del blog previsto per il 10 dicembre, comunicando (come avrete già appreso anche da altre fonti in rete) la dolorosa notizia della scomparsa del produttore e coautore della nostra Yamato: Yoshinobu Nishizaki ci ha lasciato lo scorso 7 novembre all’età di 75 anni.
La notizia della scomparsa di Nishizaki è stata come un fulmine a ciel sereno per me, una realtà che mi ha turbato e addolorato moltissimo per parecchi giorni.
Ecco cosa è putroppo avvenuto:
Il giorno 7 Nishizaki aveva partecipato al viaggio inaugurale della Yamato, una nave da ricerca di 485 tonnellate (da lui battezzata così) acquistata dalla Westcape Corporation e guidata da lui stesso nell'area Futami Harbor's Ogiura dell'isola Chichi-jima nelle isole Ogasawara (isole Bonin) sito a sud di Tokyo.
Verso le ore 12:35 è accaduto l’impensabile, Nishizaki è caduto in mare dalla parte centrale del tribordo della nave per cause che sembrerebbero accidentali. La Yamato aveva nove persone a bordo ed era a 250 metri dalla riva, questo ha permesso ai passeggeri di poter nuotare fino a riva e di chiamare i soccorsi.
Dopo che un amico presente sulla barca ha chiamato i soccorsi intorno alle 12:45, la nave di sorveglianza della guardia costiera, Southern Cross, ha portato Nishizaki nella sua infermeria circa 10 minuti dopo, ma data la gravità dell’incidente Nishizaki è stato trasportato all’ospedale di Ogasawara dove è giunto appena 20 minuti dopo la caduta.
La tempestività dell’intervento non è bastata però a salvarlo e il produttore settantacinquenne è deceduto alle 14:58, due ore e 15 minuti circa di quello stesso pomeriggio.
Secondo l'annuncio della guardia costiera, Nishizaki indossava una muta per andare a nuotare quando è caduto dalla nave e annegato, le cause del decesso sembrano quindi dovute alla combinazione dei sintomi di annegamento e dell’ipotermia.
Nishizaki, il cui vero nome di battesimo era in realtà Hirofumi Nishizaki, era nato ad Aizuwakamatsu il 18 novembre del 1934 e avrebbe compito 76 anni appena 11 giorni dopo la sua morte.
In questo breve memoriale della sua vita (che avevo sperato di scrivere il più tardi possibile e che invece mi è capitato così tra capo e collo) desidero tratteggiare il profilo di un uomo che ha contribuito molto allo sviluppo e alla crescita del settore musicale e produttivo dell’animazione in Giappone. Con lui non se ne va soltanto un uomo sorprendente, un grande esperto musicale, un abile produttore, una mente operosa dinamica e audace, con lui se ne vanno anche il cuore e l’anima della Yamato.
Con lui scompare parte di quella generazione laboriosa e tenace che a cavallo tra gli anni 70 e 80 ha contribuito con le proprie forze a far germogliare, crescere e rendere il settore degli anime giapponesi grande e celebrato in patria come nel resto del mondo.
Nishizaki era una persona sensibile e attenta ai cambiamenti della società nipponica, ma era soprattutto accorto ai mutamenti legati a quella generazione di giovani che negli anni 70 si affacciava con curiosità e stupore ai lavori dell’Academy che in quel periodo vedevano la luce.
Nishizaki credeva fermamente che il soffio della vita: l’energia dell’amore e della forza verso un futuro migliore, lontano dalle crudeltà della guerra cui aveva assistito (proprio come Matsumoto, Miyagawa e Haneda) nei primi anni della sua infanzia, si trovasse proprio nell’animo di quei giovani che osservava con interesse e che aveva imparato a conoscere e a familiarizzare attraverso gli incontri, i meeting e le riunioni dedicate a Yamato.
Proprio a quei giovani Nishizaki aveva affidato i propri sogni e le proprie speranze per il futuro, (aspettative che aveva impresso anche nelle produzioni della saga) esortandoli a non arrendersi e a fare tesoro delle esperienze vissute (positive o negative che fossero) traendo da esse forza e beneficio.
Con Yamato, Nishizaki voleva appunto raccontare il percorso intrapreso da questa generazione di giovani, che nel loro viaggio in questa vita, da adolescenti inesperti di oggi, maturano e diventano gli uomini e le donne preparati di domani.
Con l’aiuto di Matsumoto, Nishizaki racconta quest’avventura della coscienza umana attraverso la fantascienza, raffrontando quanto più possibile, il viaggio dell’equipaggio della Yamato a quello della vita di tutti i giorni.

foto di Nishizaki del 1980
Con questa dedizione per il pubblico del proprio Paese, Nishizaki e gli altri membri dell’Academy, così come i grandi maestri scomparsi come: Mitsuteru Yokoyama o Osamu Tezuka sono diventati gli iniziatori di quell’anime boom che a metà degli anni ‘70 aveva impazzato in Giappone e che anche grazie al loro lavoro oggi ha raggiunto livelli mondiali.
Quel periodo d’oro senza precedenti era ricordato da Nishizaki come la “primavera del settore”, un evento di cui era stato particolarmente felice e che ricordava sempre con nostalgia. Ripensando agli anni “crudeli della storia degli anime",vale a dire durante il periodo buio di Wansa-kun e Toriton, nei quali aveva versato cuore e anima, non poteva fare a meno di considerare quella primavera come la sua ricompensa per quell’insperata era di cambiamento, un cambiamento che aveva creduto verosimile apportare anche alla fantascienza, un tema che fino ad allora era stato sminuito e ignorato dal pubblico giapponese, ma nel quale lui e i suoi collaboratori avevano deciso di credere e sviluppare con serietà e passione.
Nishizaki definiva se stesso come un produttore impulsivo, diceva che un vero produttore non poteva considerarsi tale se non seguiva il proprio istinto, se non era pronto sin dall’inizio a prepararsi per un fallimento o un deficit; per lui passare attraverso le difficoltà di un finanziamento o di un’ idea innovativa di cui non si conoscevano ancora i risultati, era un rischio da affrontare.
Nishizaki era solito affermare di essere il tipo che va controcorrente, quello che pensava in modo differente, quello che voleva tradurre in azione e tutto in una volta ciò che aveva in mente, quello che non era soddisfatto finché non riusciva a dimostrare di aver fatto al meglio quello che voleva, (qualità che pretendeva anche dai suoi collaboratori).

foto di Nishizaki del 1982
Impulsività ... tentativi ed errori ... questi secondo lui erano i privilegi tipici della gioventù; una gioventù che Nishizaki sentiva ancora dentro di se, anche all’età di 73 anni, quando a dispetto delle difficoltà economiche e legali, si era gettato nuovamente a capofitto nel lavoro nel tentativo di far rinascere ancora una volta la Yamato.
Ci consola che siano stati proprio la sua dedizione e il suo attaccamento alla serie e ai suoi fan, a dargli la spinta indispensabile per non arrendersi e a permettergli, dopo 26 anni di silenzio, di concretizzare il primo capitolo dedicato a quella Rinascita di Yamato a cui teneva particolarmente e che tutti noi fan attendevamo con ansia. (un seguito che speriamo sarà nuovamente ripreso da suo figlio o chi della produzione avrà la possibilità di succedergli degnamente).
L’entusiasmo per il suo lavoro lo vedeva spesso scendere dalla poltrona di produttore e trasformarsi in un responsabile attivo: presente in prima persona. Regista, sceneggiatore, scrittore (suo il primo romanzo di Yamato) curatore di dialoghi e supervisore di molte delle basi musicali delle pellicole della saga.
E' facile darsi licenza di credere che oltre ad essere un lavoro, quello fosse per lui anche un divertimento e un modo trasparente e diretto di esprimere al pubblico un suo pensiero; una materializzazione della sua personalità e del suo modo di intendere e di vedere il mondo.
Il suo vero cruccio era sempre stato quello di riuscire a trovare il modo di esporre al meglio ciò che pensava, ciò che sentiva dentro di sè, che considerava importante e degno di essere raccontato; l’episodio più rilevante di questa particolarità del suo carattere la si può riscontrare certamente nella sequenza del matrimonio tra Wildstar e Nova.
Quello a cui ambiva era di riuscire a rendere visibile con delle sequenze animate, ciò che per lui significava il "conseguimento di una felicità a lungo ricercata"; un tentativo che in un certo qual modo non era riuscito pienamente ad esprimere come voleva.
Si è detto di lui che era un uomo dispotico e prepotente, tirannico e pignolo, quello che amava  atteggiarsi da produttore hollywoodiano, quello che anteponeva i risultati del lavoro al benessere stesso dei lavoratori, che era capace di ossessionare con le sue manie finché non si conseguiva la sua esatta visione delle cose, più altri aggettivi poco gratificanti che lascierò ad altri siti e ad altri articoli...(comunque per par condicio e per chi volesse leggere uno di questi lo può trovare su questo link in inglese..http://www.otakuusamagazine.com/Anime/News1/Arrivederci_Yoshinobu_Nishizaki_3911.aspx) Penso tuttavia che questo faccia disgraziatamente parte del giuoco, molti (certo non tutti per fortuna..) di fronte al timore di incappare in un insuccesso o in una grossa perdita di denaro e visibilità, tendano a divenire dispotici e pretenziosi, (lo era soprattutto durante le lunghe riunioni notturne di lavoro e nella supervisione delle sequenze animate).
Nishizaki è ricordato anche come uomo divertente e spiritoso, un sognatore e in certo qual modo anche scaramantico e fiducioso, e questo è certamente riscontrabile attraverso le letture delle sue interviste o nelle registrazioni dei suoi vecchi spettacoli musicali.
Anche se incappò più volte in errori piuttosto discutibili, Nishizaki non si pentì di ciò che era stato o delle decisioni giuste o sbagliate che aveva preso nella sua vita, per lui tentare di fare una specificata azione doveva essere (a parere di chi scrive) la concretizzazione di ciò che in quel momento credeva importante. Non si tirava indietro di fronte all’ammissione di aver fatto certe scelte sbagliate.. o di aver preso “un sacco di strade sbagliate” (sue parole); tutto questo è indicatore di una vita e di una personalità che tendeva a guardare avanti e che non soccombeva dinanzi alle frustrazioni e allo sconforto più nero.

foto di Nishizaki del 1978

Al di la di quelle che sono state le polemiche sbandierate dai giornali, che ultimamente non hanno fatto altro che trattare esclusivamente il profilo lavorativo e quello penale della sua vita, quello che preme a me invece, è porgere un sincero ringraziamento verso Nishizaki per ciò che ha realizzato e che ha donato a me e a tutti gli altri fan di Yamato/Star Blazers in questo trentennio (e oltre) intercorso tra la prima Serie 1 e la Rinascita.
E’ con grande dispiacere personale che dico addio a Yoshinobu Nishizaki esprimendogli gratitudine per l’indelebile forza d’animo che ha saputo imprimere in un lavoro nel quale ha creduto sino alla fine e di cui ancora oggi tutti noi beneficiamo attraverso le splendide atmosfere della saga di Yamato create assieme a Matsumoto e sopratutto agli sforzi dell’intero staff della WCC.
E' mia opinione che si trovino nelle parole espresse dallo stesso Wildstar-Kodai nella Serie III, le parole che più si addicono per celebrare la combattività di Nishizaki: ovvero che: “Non arrendersi mai è la cosa più importante, che non bisogna mai lasciarsi abbattere da niente, che in definitiva sia questa la nostra vera forza” e questa combattività tanto menzionata in tutta la saga di Yamato, è stata anche la forza vitale del suo produttore.
Addio Yoshinobu Nishizaki.
Angelo Leone




                      video
                         
                        comunicazione della tragica morte di Nishizaki




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