Dedicato alla memoria di Yoshinobu Nishizaki

Verso La Serie III. Parte 1













Nel post precedente abbiamo tracciato una linea sintetica di quello che è stato il destino della Serie III, dei risultati da essa ottenuti e in più, una panoramica abbastanza esaustiva delle opinioni e dei giudizi finali esposti dallo staff che l’ha realizzata.
Prima di addentrarci nella trama definitiva della storia, che tratteremo nel prossimo post, sarebbe bene fare il punto della situazione e raccontare (per quanto mi sarà possibile) la nascita un pò travagliata di questa splendida produzione e delle modifiche ad essa apportate prima (e anche durante..lo vedremo in seguito..) della sua apparizione sugli schermi giapponesi (da noi sarebbe arrivata solo 2 anni più tardi) nell'ottobre del 1980.



L’estate di quell'anno si era conclusa con il ritiro dalla sale cinematografiche di Yamato Per Sempre, il film aveva incassato 1.360.000.000 ¥.
Benché non particolarmente incoraggiante, quel risultato aveva convinto Nishizaki che era giunto il tempo di proseguire con i viaggi della Yamato e di regalare al suo pubblico di fedelissimi un nuovo capitolo televisivo delle sue avventure.
In origine le vicende dell’incremento della fusione nucleare del sole e della relativa ricerca di un nuovo pianeta su cui l’umanità avrebbe dovuto trasferirsi, era stata concepita come trama iniziale di Arrivederci Yamato poi scartata (della quale abbiamo parlato qui) e in seguito assegnata temporaneamente a Yamato Per Sempre.
Troppo estesa però per essere raggruppata in un solo film, Leiji Matsumoto suggerisce di risparmiare il concetto originale di Toyota e propone a Nishizaki di impiegarla (con le dovute migliorie) per un'altra serie TV: Yamato Per Sempre avrebbe, dunque, trattato altri argomenti.                
Il produttore ne è entusiasta, questo significava allungare la vita di Yamato ancora di un bel pò.

I tempi duri della Serie 1 sembravano ormai un lontano e triste ricordo e anche se i risultati dell'ultima pellicola uscita al cinema non erano stati entusiasmanti, sembravano però abbastanza solidi per sperare di concretizzare un piano di lavoro di 52 episodi (..un traguardo solo sognato per la Serie 1, che diventa adesso una realtà.. almeno nelle intenzioni della produzione).
La stesura ideata da Toyota, quindi, non rimane a lungo dentro il cassetto di Nishizaki e inizia così un lungo lavoro di ricerca di informazioni più attendibili nell'ambito del territorio ancora semi inesplorato della SF e di riscontri, magari concreti estrapolati dalla realtà dai quali trarre ispirazione per stendere gli avvenimenti della Serie III.

Si sà che l'ispirazione è una particolare frenesia della mente, della fantasia o del sentimento che spinge uno o più individui a dar vita ad un'opera, essa prende forma per soddisfare le più disparate motivazioni, scaturendo a volte da fatti reali e dagli avvenimenti che ci circondano. 
In ognuno di questi casi, l'ispirazione è propria di quegli artisti particolarmente predisposti a percepire i segnali di una crisi esterna, e nel singolo frangente di Yamato III, l'ispirazione risiede nella crisi politico-economica della società moderna. 
Come sappiamo, dopo la seconda metà del ‘900, la Terra vive il periodo della Guerra Fredda e lo staff della W.C.C (che lo vive pienamente, come la crisi petrolifera degli anni 70..) decide di ispirarsi a quel contesto politico per edificare su di esso le basi della nuova sceneggiatura.  
La Guerra Fredda, era stato il "conflitto" che dalla seconda metà del 1945 aveva visto protagonisti gli Stati Uniti d'America e l'URSS, usciti dalla seconda guerra mondiale come le due sole superpotenze.
Senza sfociare in uno scontro combattuto con le armi, grazie al potere deterrente legato al possesso di un vastissimo arsenale nucleare da parte delle due nazioni contrapposte, il conflitto si è concretizzato in uno stato di continua tensione economica e diplomatica tra gli stati che costituivano i blocchi formatisi attorno alle due superpotenze, nonché in una serie di guerre locali combattute soprattutto nel Terzo mondo.
La nuova serie di Star Blazers avrebbe trattato un argomento simile, inglobando dentro di essa anche una vasta gamma di argomenti e concetti mai trattati così a fondo in una serie televisiva creata per un pubblico di adolescenti: una SF più verosimile e realistica, il travagliato asse geo-politico cosmico, il peso della religione e la schiavitù in ogni sua forma.

In questo nuovo capitolo delle sue avventure, la Yamato avrebbe avuto molti più cel di animazione, la cura per lo spazio galattico e per gli sfondi non si sarebbe più basata solo sul colore blu dello spazio, ma lo scenario del suo viaggio avrebbe abbracciato, esattamente con per Yamato Per Sempre, una più variegata fantasia di colori e sfumature mai viste in una serie tv, una metodologia e un’esigenza di lavoro già invocata da Matsumoto sin dai tempi della Serie 1, che a causa degli scarsi finanziamenti non era stato possibile soddisfare.
Gli avvenimenti della storia non sarebbero più stati concentrati su un solo episodio per volta come nella Serie 1 (vortice galattico, Stella Piovra, Mine Spaziali etc) ma estesa in due o tre puntate come già accaduto nella Serie 2, dove la permanenza dell’equipaggio sul pianeta Telezar si era perpetrata in ben 3 episodi.
Alcuni esempi nella Serie III : s.o.s astronave Leggenda, correnti interstellari del Cigno, Federazione di Polar e sommergibili sub-spaziali.
Per mostrare in modo minuzioso le fasi di questi avvenimenti si opta per un viaggio da effettuarsi nell'area della nostra galassia, (da qui l’insolita scelta di stabilire un limite di tolleranza per le astronavi da carico di soli 15.000 anni luce dalla Terra) con un viaggio più lungo non si sarebbe stato possibile estendere al meglio le varie tematiche della serie: trovare un pianeta per l'emigrazione, trasformare il nuovo inesperto equipaggio (grazie ad una varietà di situazioni difficili) in una squadra valida ed efficiente a tutti gli effetti e sviluppare anche quelle tematiche “difficili” da trattare in un anime: la religione, la schiavitù, la pace e i conflitti intestini delle due superpotenze stellari.


Purtroppo a causa della riduzione drastica della sceneggiatura, questa concezione di lavoro verrà a malincuore riveduta e ben presto, per inserire gli elementi restanti della storia, si ritornerà a trattare gli argomenti in una sola puntata alla volta.


























Mappa dei "territori" Interplanetari



La Guerra Fredda in Yamato III











Le battaglie combattute dai due blocchi terrestri nel secolo appena concluso erano state molteplici: militari, politiche, economiche, ma soprattutto tecnologiche...quindi, quale teatro migliore di questo per raccontare le vicende della saga più adulta di tutte le produzioni legate a Yamato?
Le analogie tra il clima politico di allora e quello galattico della fiction hanno molto in comune: una guerra fredda galattica che vede come antagonisti due forti centri di potere, due grandi potenze militari che si equivalessero e dove nessuna di esse doveva essere in grado di sconfiggere l’altra.
Nascono così le due superpotenze stellari: la Federazione di Polar, ispirato al modello sovietico e l’impero di Galman, di matrice Nazista.

nota. Inizialmente il nome attribuito all’impero di Desslok sarebbe stato: Impero Goa, mentre il nome del primo ministro di Polar sarebbe stato Bemlin e non Bemlahze e nella prima fase le Nazioni Stellari presenti in questa fase della saga sarebbero state in realtà tre: non solo l’asse Germania-Russia (Galman e Polar) ma il piano originale vedeva la presenza di uno stato federale chiamato Zeni, guidato dal presidente Gorman.
L' assonanza di questo stato federale agli Usa è lampante.
Il pianeta natale del capitano Ram non doveva chiamarsi Berth, ma pianeta Dagon, nome assegnato poi al sottoposto di Gaidel, il generale Dagon inizialmente chiamato generale Gudon, mentre Gaidel era l'ammiraglio Doenitz.

La Realpolitik anche lei inserita nella saga,avrebbe giocato un ruolo fondamentale nella Serie III, poichè nella gestione degli affari dell’impero di Galman si riscontrano analogie molto marcate con il pensiero di Otto von Bismarck, il continuatore ideale della politica di Klemens Metternich, (almeno in apparenza) ideatore di una filosofia, che anche qui, è tesa alla ricerca diplomatica di un equilibrio fra i due Imperi galattici.
Come per Klemens Metternich, questo bilanciamento cosmico auspicato anche da Dessler, si rivela necessario per mantenere la pace e fermare la continua minaccia di una corsa agli armamenti che avrebbe certamente portato in un futuro ormai vicino, sia Galman che Polar alla distruzione totale.
Nella nuova saga Dessler però è pienamente cosciente che le sue affermazioni sono fallaci, è consapevole che l’impiego di un simile sistema avrebbe portato come unico risultato, solo quello di accrescere la tensione tra le superpotenze e le varie alleanze senza vederlo vincitore.
In questo asse fantapolitico Dessler e Bemhlaze stanno sempre in guardia, sorvegliano l’uno i movimenti dell’altro, ma limitano la loro guerra in settori dello spazio lontani dai pianeti principali, fronteggiandosi esclusivamente, prima dell' inevitabile attacco finale, lungo le zone di confine ove sono schierate centinaia di astronavi sostenute da forze aeree potentissime e numerosissime.
Questa contrapposizione dei due blocchi e la condotta di questa anomala guerra, avrebbe avuto nella serie l’effetto di portare ugualmente ad una sconsiderata corsa agli armamenti di dimensioni mai viste. Le risorse economiche investite nella ricerca e nello sviluppo degli armamenti sarebbero risultate enormi e gravanti sui bilanci delle due Nazioni di riferimento, alle quali non resta altra scelta che incrementare l’invasione di pianeti in grado di sovvenzionare ed accrescere la propria supremazia militare.
La guerra nell'universo si sparge così a macchia d'olio.
Nonostante questa grande verità, nell'episodio 17 della saga, Dessler tenterà di convincere Wildstar della bontà dei propri proponimenti di una profonda e radicata idea di pace: solo belle parole usate come paravento per occultare i suoi veri proponimenti, accrescere cioè a dismisura la potenza militare e tecnologica di Galman e schiacciare quanto prima l’avversario e conquistare l’intero universo.

Il campo di prigionia della Federazione di Polar sul pianeta Berth

Un esempio dell'agghiacciante gestione della Federazione di Polar, è senza ombra di dubbio evidenziata nell'impiego di campi di concentramento nelle proprie colonie, luoghi nei quali costringere gli abitanti dei vari pianeti ai lavori forzati più crudeli, versioni futuristiche delle strutture carcerarie per la detenzione di civili e/o militari impiegate anche sulla Terra atte a detenere grandi quantità di persone: solitamente prigionieri di guerra o di credo religioso differente da quello della Federazione.
Il dominio di Bemhlaze e degli altri ministri prima di lui è spietato. I polariani obbligano ai lavori forzati milioni di persone, sia a fini economici che per sopperire alla penuria di forza lavoro necessaria per produrre beni di varia natura atti a rafforzare lo sforzo bellico della Federazione. In effetti, Polar persegue una politica consapevole di “annientamento attraverso il lavoro”. I campi di concentramento, esattamente come quelli terrestri, sono formati da file di baracche o container disposte ordinatamente, contenenti i dormitori, i refettori, gli uffici e le altre strutture circondate da reticolati e campi di energia ad alta tensione o altri tipi di barriere, mentre il perimetro del campo è sorvegliato da ronde di guardie armate.
La fine della schiavitù e dei lavori forzati, terminerà (presumibilmente dopo centinaia di anni di dominazione Polariana) nell'anno terrestre 2203 con la caduta della Federazione, quando il pianeta Acquarius entrerà nella nostra dimensione. Il pianeta d’acqua proveniente da un settore sconosciuto dell’immenso spazio causerà la totale distruzione della società belligerante di Polar e di quella di Galman; una sorta di castigo divino che tutti e due, indistintamente, avrebbero inevitabilmente affrontato.








I Protagonisti e il loro ruolo nella nuova serie






      Derek Wildstar                                             Alex Stardust, Conan Wayne               Regina Luda

In questa fase della sua esistenza, la saga di Yamato vive un momento di grande maturità, i protagonisti sono cresciuti, non sono più gli adolescenti inesperti della serie di Iscandar che affinano le proprie potenzialità e la loro indole attraverso le difficoltà della prima missione, ma ufficiali competenti e preparati, pronti a sopportare il peso di nuove responsabilità.
Così, oltre ai veterani Wildstar, Nova e Mark, si aggiungono alle vicende della Yamato, le storie e i drammi personali di altri 2 co-protagonisti: Alex Stardust e Conan Wayne pensati da Nishizaki come i nuovi Derek e Mark della Serie III.
Parlando dei due nuovi personaggi inseriti nella saga, il superproduttore confermava che Alex sarebbe stato il nuovo Wildstar della Serie III: il giovane e ribelle ufficiale sarebbe stato per Wildstar quello che l’attuale capitano dell’Argo era stato per Avatar.
Wayne, invece, l’avvenente pilota dei Cosmo Tiger, avrebbe dato del filo da torcere alla sua controparte del ponte di comando ricreando tramite l’introduzione della Regina Luda, un triangolo amoroso ben più sfumato di quello precedente e non ancora concluso tra Wildstar-Nova-Venture.
Alla fine Nishizaki voleva ricreare a beneficio della nuova generazione di fan che non aveva visto la prima serie, le stesse atmosfere del primo viaggio; desiderava replicare attraverso Alex, il processo di crescita di Wildstar/Kodai, confermando al pubblico, che mostrare nuovi protagonisti membri dell’equipaggio era un beneficio per la serie, l’importante era evitare che questi si mostrassero come cloni dei precedenti e a tale fineera necessario rendere le loro caratteristiche riconoscibili a colpo d'occhio: dalla fisionomia, dal loro passato, alla personalità del carattere.
Nishizaki è consapevole del grado di maturazione raggiunto dai suoi personaggi e decide di sottoporli ad una prova ancora più grande delle precedenti e con l’aiuto di Eichi Yamamoto, di Hiroshi Sasagawa, di Geki Katsumata e gli altri dello staff, il produttore stabilisce quindi di coinvolgere Wildstar, la Yamato e il suo equipaggio nelle guerre di Polar (Bolar Wars in inglese, o più semplicemente, Serie III nella versione originale giapponese):



Trama




Il genere umano si trova sull'orlo dell’estinzione. Un missile protonico vagante, (due nella prima fase degli script) proveniente dallo spazio esterno, raggiunge il nostro sistema solare precipitando nel Sole. Questo provocherà un colossale aumento della fusione nucleare all'interno della nostra stella, che in meno di tre anni collasserà, esplodendo, riducendo in cenere tutto ciò che esiste nel sistema solare. Tuttavia la vita sulla Terra si estinguerà molto prima! Di fronte a questa apocalisse cosmica, all’EDF non resta altra scelta che inviare astronavi nel cosmo alla ricerca di un pianeta simile alla Terra dove trasferire l’umanità in fuga. Come se questo non bastasse, nella galassia è scoppiata una guerra cosmica di dimensioni inimmaginabili.
La prima astronave che partirà dalla Terra alla ricerca di un nuovo pianeta è la Yamato. Ristrutturata e potenziata, la gloriosa corazzata e il suo valoroso equipaggio, sono pronti a salpare per lo spazio profondo e affrontare i suoi angoscianti pericoli.

Derek Wildstar, alias Susumu Kodai, siede finalmente sulla poltrona di capitano della Yamato, Yuki, sempre unita sentimentalmente al suo Derek, è nominata capo del dipartimento della sezione per la ricerca di pianeti abitabili, Sanada (Sandor) diviene il vice comandante di Wildstar.
Anche Dessler rientra nel “cast” della serie dopo l’assenza nel film estivo e lo fa nel modo più spettacolare; dopo aver vagato errante nel Nuovo Viaggio, lo vediamo al comando di un nuovo impero stellare la cui espansione è il movente principale dell’inizio degli avvenimenti della nuova produzione.
Nuovi membri dell’equipaggio si uniscono a quelli già giunti sull’astronave nel Nuovo Viaggio e in Yamato Forever: Ryusuke Domon (Alex Stardust) e Takashi Ageha (Conan Wayne).
Anche in Yamato III, come nelle precedenti 2 serie tv è indispensabile la presenza di una "dea dello spazio", un elemento identificato questa volta nella Principessa Ruda (Aka Gardiana), (Regina Luda in Italia) del pianeta Shalbart (Pianeta Sherpard in Italia), un pianeta leggendario, tecnologicamente avanzato, che un tempo, migliaia di anni fa, dominava i pianeti del centro della galassia.
Con questi nuovi personaggi e forte di tali premesse, la nuova missione della Yamato in 52 puntate inizia.
Ma l’uomo propone e Dio dispone.
Di parere opposto a quello di Nishizaki, la Yomiuri tv, considerando del tutto inappropriati i risultati di Yamato Forever e gli indici di ascolto dei primi 9 episodi, della Serie III, un mediocre (secondo loro..) 15,4 per cento di shere, “suggerisce” nell’inverno ormai inoltrato del 1980 alla West Cape Corporation di ridurre il piano iniziale di 52 episodi a 25: uno smacco per l’impegno e la dedizione che Nishizaki e i suoi collaboratori avevano per la serie, e un insulto al lavoro certosino fino ad ora speso per le ricerche e per le idee fino a quel momento raccolte e catalogate che tutto lo staff si era impegnato a concretizzare nei mesi precedenti.
Continua nel post successivo






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