Dedicato alla memoria di Yoshinobu Nishizaki

I Primi Fan Club












Diciamo che la vita della saga di Yamato in Giappone agli inizi della sua produzione è stata tutt'altro che facile; se gli appassionati che videro la Serie 1 in TV nel 1974 non si fossero mossi ad incominciare azioni che l' avrebbero letteralmente salvata da quel nefasto destino che l'attendeva, noi ora non saremmo qui a parlare si questa produzione.
Non è esagerato dire che la maggior parte di quello che oggi diamo per scontato nel mondo dei diversi mezzi di comunicazione (libri, riviste, convegni, merchandising, ecc) può essere fatto risalire alle azioni specifiche di questi fan, il cui unico desiderio era che Yamato rimanesse in vita.
Il loro primo passo è stato semplicemente quello di essere nati al momento giusto.
Indipendentemente da ciò che ne pensassero lo sponsor o lo staff, Yamato era chiusa a chiave nel just-for-kids, ovvero nel modello di programma per bambini, e la guerra degli ascolti contro Heidi, aveva visto le possibilità di una sua sopravvivenza ridotte al minimo.
Se con il tempo le cose non fossero cambiate, se il pubblico non avesse aperto gli occhi liberando la serie da quel preconcetto che lo destinava ad una fascia infantile, probabilmente oggi non saremmo qui a parlare di Yamato. Per fortuna, il suo pubblico, quello vero ed obiettivo, era attento, e nel frattempo un piccolo seguito di “fanatici” era nato.
Gli studi della Office Academy e Sakuradai, dove Yamato è stato di fatto realizzato, ospitava regolarmente i fan che erano riusciti a trovarli mentre la serie tv era ancora in produzione.
Fan come Tatsuya Nakatani e Asami Kushino insieme con un gruppo molto ristretto di loro amici, si trovarono nell’altamente privilegiata posizione di vedere il loro anime preferito da entrambi i lati dello schermo TV.

Ma non basta, avevano ricevuto in cambio della loro “devozione alla serie” pile di script, cels animazione e fogli modello che sarebbero finiti dritti dritti nella spazzatura. Non sapevano al momento di quale prezioso dono si trattasse, soprattutto perché tra le loro mani era finito anche del materiale inedito che non sarebbe mai andato in onda. Se ne sarebbero accorti qualche mese più tardi, quando la serie si concluse prematuramente.
Nonostante un piano per 39 episodi e l'impegno della rete, il numero delle puntate era sceso a 26, quando orami era diventato chiaro che la guerra degli ascolti era andata perduta. Di fronte a questa battuta d’arresto Nakatani e Kushino, si sono indignati e non erano intenzionati a prendere una posizione passiva.
Formano così il proprio fan club privato denominato Cosmo Battleship Yamato Laboratory quando la serie era terminata nel mese di aprile 1975. Il loro scopo comune era quello di costruire un opera di valore dedicata a Yamato, al fine di garantire che qualcuno da qualche parte lo commemorasse e lo conservasse in qualche forma.
I doujinshi (fanzine) esistevano in forma piuttosto rudimentale all’epoca, la maggior parte di essi erano ciclostilati nei negozi di cartoleria o fotocopiate a servizi di news.

Ma l'avvento della stampa a prezzi accessibili ha abbattuto alcuni di quegli impedimenti che la tecnologia precedente e la qualità di stampa non era in grado di accordare. Ora il prezzo era più accessibile e la qualità di stampa era migliorata enormemente. Ciò ha reso possibile per la CBYL di organizzare, copiare, il pacchetto di documenti di produzione con un budget modesto. Ma prima si doveva trovare un pubblico.
Un annuncio nella colonna delle lettere di una rivista Scienze Fiction è stata sufficiente.
Fans da tutto il Giappone non hanno potuto aderire abbastanza velocemente per entrare nel club ed iscriversi per qualunque cosa si stessero preparando a pubblicare.
La prima offerta è stata un bollettino chiamato Astronaut che conteneva una colonna per i commenti, una sinossi della serie e un manga parodia.
Molto del materiale in mano al CBYL pubblicati dall’archivio del club, fu sufficiente per accordare al primo numero un successo immediato. Altre tre fanzines furono poi aggiunte l'anno seguente alla scaletta: Yamato, Yamato Land, Libri e Yamato. Tutti erano pieni zeppi di tesori d'arte che hanno dato a tutti la possibilità di vedere l'enorme quantità di passione e di lavoro che era stato riversato nella serie.
La prontezza del CBYL nel pubblicare la sua fanzine arrivò giusto in tempo per creare un'ondata di sostegno quando le prime repliche di Yamato apparvero nel settembre del 1975 su emittenti televisive locali di Sapporo e Hokkaido.
Con il temibile Heidi tolto di mezzo, le valutazioni positive verso Yamato presero a salire.
Altri fan club intanto stavano nascendo.
Per inciso, la prima fanzine su Yamato esisteva già prima della fondazione del CBYL. Un altro gruppo chiamato Yamato Fan Club Negal lanciato nel febbraio del 1975 costruito anch'esso su un archivio simile su materiali di produzione. Il gruppo si sciolse un anno dopo per essere sostituito da Yamato Fan Club II.
Senza saperlo, il fandom americano aveva seguito lo stesso modello su scala ridotta. I primi tentativi, come la newsletter Star Blazers fan club e lo spazio Fanzine Yamato erano di natura puramente informativa. (peccato che in Italia nessuno abbia seguito il loro esempio..)
Ma non tutte le notizie erano positive. Entro la fine di quell'anno, i fondatori del CBYL erano in grossi guai; erano diventati vittime del loro stesso successo.

Le iscrizione erano costantemente in aumento, ma la distribuzione dei ruoli era completamente sbagliata: i fan che vivevano al di fuori di Tokyo, erano troppo lontani per aiutare i giovani responsabili del gruppo a gestire la mole di lavoro di cui si erano presi carico. Il lavoro divenne troppo per il gruppo di base e quando raggiunse il punto critico, collassò.
La comunicazione che il laboratorio stava chiudendo le sue porte uscì nel gennaio 1976. Ma c'era ancora quella massiccia mole di materiali nelle mani di Nakatani e Kushino, e tutto si voleva fare di questo, tranne che buttarlo nei rifiuti.
I membri che non avevano rinunciato alla chiusura del laboratorio, riformarono quindi l’associazione nel mese di febbraio con un nuovo nome, Yamato Association.
L'adesione era stata limitata ad un numero controllabile, regolando la pubblicazione del materiale ad un livello più gestibile. La Yamato Association diede il via al primo numero della rivista dedicata a Yamato nel 1977 con una raccolta di tutto il materiale migliore che era stato creato per il CBYL.
Il numero 2 venne completamente dedicato al primo episodio della serie e il numero 3 all'episodio numero 18 con un dettaglio senza precedenti. Entrambi gli script contengono gli storyboard, i fogli modello e un'analisi approfondita che si avvicinava alla qualità professionale.
Anche se la maggior parte delle attività riguardanti Yamato che accadevano tra il 1975 e il 1977, erano esclusivamente a livello di fan club, qualcosa stava per muoversi.
Ma procediamo con ordine..

Shincon è stato un convegno annuale estivo per gli appassionati di fantascienza svoltasi a Kobe, in Giappone.
È qui che Yamato ha vinto il suo primo riconoscimento nel 1975, il “Premio Nebula” nella categoria del cinema e della televisione.
Tutto iniziò nel mese di agosto 1976 a Tokyo Tokon 6, in cui artisti dello Studio Nue ospitano 'Yamato Hour,' una presentazione di diapositive che mostravano il loro lavoro di progettazione per la serie. E 'stato soprattutto a questi incontri che il mondo degli anime finalmente si fuse insieme con quello dei romanzi, manga e film.
Ci fu anche un certo fermento quando nel 1977 si sparse la voce che un film montaggio della serie televisiva sarebbe stato presto presentato nei cinema. Il CBYL fu la prima a segnalare questo evento nelle pagine di Astronaut, anche se potè solo dire che il film era in preparazione per gli altri paesi.

Un nuovo club apparve nel febbraio 1977 chiamato “Cosmo Connection Battleship Yamato” (CBYC).
La loro fanzine “Iscandar” fu il primo a rivaleggiare con l'uscita di Yamato Association, esso conteneva un archivio completamente diverso di cels di animazione, script, storyboard, e fan art eccezionalmente buona. Al prezzo di 1.000 ¥ per copia (circa 10 euro di oggi) e notevolmente più costoso rispetto ai suoi predecessori.
La sua straordinaria qualità di produzione fu apprezzata dai fan quasi quanto una replica in TV.
Tutto sommato, questo ha rappresentato un punto di svolta per il pubblico di Yamato, che non era più il bersaglio di chi dice che solo i bambini delle scuole elementari guardano gli Anime.


Quello che è successo dopo ha preso il massimo vantaggio da questo fatto.
L'ormai inestimabile archivio aveva servito bene al suo compito, rendendo possibile una vasta gamma di funzioni, tra cui una guida del prodotto, uno sguardo al processo di animazione, una revisione fanzine, le sinossi degli episodi, una guida al carattere, un ampio glossario e una delle prime interviste con Yoshinobu Nishizaki, in cui annunciava che il film di Yamato, dopo tutto, veniva dal Giappone
Fu soprattutto la gratitudine del pubblico che seguiva Yamato la più grande soddisfazione per il lavoro svolto dalle varie associazioni, ma il culmine dell’ appagamento per gli sforzi compiuti veniva dalla consapevolezza di aver dimostrato che tutta la nazione, contrariamente a quando creduto fino ad allora, quanto il pubblico televisivo seguisse con entusiasmo il fenomeno anime.
Ma la cosa più importante è stata catturare l'attenzione di Yoshinobu Nishizaki, che aveva in mente qualcosa di speciale per la Yamato Association.
In quel periodo Nishizaki aveva già lavorato senza sosta per trovare un distributore per il film montaggio di Yamato. La catena di cinema Tokyu era interessata, ma solo in una tiratura limitata a quattro dei suoi teatri. Non soddisfatto di questo, Nishizaki ha proseguito nella ricerca di altri modi per avviare un movimento di base che consentisse di migliorare le possibilità di distribuzione e di adesione collettiva per il film.
Grazie al lavoro di Yamato Association e di innumerevoli altri club, Nishizaki si accorse improvvisamente di avere un intero esercito a sua disposizione.
In una mossa senza precedenti, Nishizaki contattò personalmente i rappresentanti di ciascuno dei club più importanti e li invitò a partecipare alla forma più pura di "guerriglia di marketing"; ovvero la distribuzione selvaggia di volantini ovunque potessero.
Alzò la posta, con un primo esempio di marketing virale, incoraggiando i fan a chiamare le stazioni radio e richiedere la sigla di Yamato, le stazioni TV affinché replicassero nuovamente la serie e chiedere ai giornali di riferire in merito al prossimo film.
Tutto questo in cambio di una copia del volantino, un cel di animazione originale e la possibilità di avere un biglietto gratis per il film. I fan fecero la loro parte volentieri e l’obbiettivo venne infine raggiunto.
La catena di teatri di proprietà della Toei, alla fine cedette decidendo di distribuire il film di Yamato ai teatri di tutto il Paese a partire dal 6 agosto.
Dopo tante vittorie, dopo aver portato Yamato agli onori della cronaca per quasi 2 anni, la Yamato Associazione chiuse purtroppo bottega nel mese di agosto 1978.
Ma da allora si può dire che il suo obiettivo era stato raggiunto molte volte.
Yamato era tornata in vita e i prodotti dedicati alla serie avevano riempito i negozi come i membri desideravano. I loro nomi sono diventati un po' leggendari come l’influenza che portarono nel mondo degli Anime verso la fine degli anni '70, possiamo considerarli come i pionieri delle attuali riviste e siti internet dedicate al settore.
Per alcuni di loro, quel tempo in trincea per salvare Yamato è diventato un trampolino di lancio per una carriera. Un membro di questre associazioni, Masaru Komaki, è diventato l'editor-in-chief di Animec Magazine e Hideaki Ito è diventato un consulente per la Bandai, dove ha curato i progetti speciali su Yamato come il set di DVD e il kit modello 2008 in edizione limitata.
E il resto è storia.
Tutti coloro che hanno giocato una parte importante nella prima generazione dei fan di Yamato sono stati ricompensati.
Anche se non aveva più bisogno che il suo esercito di fan lavorasse per lui, Yoshinobu Nishizaki se lo tenne vicino.
Lanciò lo Yamato Fan Club nel dicembre 1977 insieme ad una rivista bimestrale che aveva fornito la struttura connettivale che ai club privati era sempre mancata. Questi gruppi privati si potevano numerare in centinaia (una stima parla di 1.978 fan club) essi mantennero attraverso la rivista ufficiale, una 'piazza fan club' che ha creato una rete chiamata più volte a partecipare a conferenze, forum, concerti, proiezioni e altro ancora.
Il numero di fanzine su Yamato nei mesi successivi continuò a crescere esponenzialmente continuando fino a raggiungere numeri impressionanti.
Ma alla fine, coloro che hanno ricevuto i doni più grandi della prima generazione di appassionati di Yamato siamo stati noi. Senza la loro dedizione instancabile, è molto probabile che tutti gli anime in genere avrebbero impiegato molto più tempo per raggiungere il livello massimo.
Film e TV spettacoli ispirati da Yamato potrebbe non aver mai visto la luce: una ricchezza di prodotti di anime che non sarebbe mai seguita. Un fenomeno a livello mondiale non sarebbe forse mai nato, lasciando le nostre vite meno piene.




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